Come scrivere una newsletter aziendale – Prima parte
“Perché un’azienda dovrebbe impegnarsi a scrivere una newsletter? Chi è che nel 2025 legge ancora le email?”. Questa frase mi è stata detta di recente da un imprenditore che pure utilizza internet e i social per comunicare la sua attività. Devo dire che sono rimasto basito, perché avrei voluto rispondergli con lo stesso concetto, ribaltato: “Perché un’azienda non ha ancora una newsletter? C’è ancora qualcuno che nel 2025 non comunica la propria specificità e i suoi punti di forza ad un pubblico composto da persone interessate?”.
L’importanza di una newsletter aziendale
Eppure in molti ambiti è ancora così. Ci sono aziende che di fronte alla parola newsletter restano fredde, come se fosse un orpello superfluo, un semplice vezzo di cui si può fare a meno, concentrando invece tutta l’attenzione sui prezzi e sulle offerte.
Qualche volta, durante i webinar alcuni imprenditori ci hanno chiesto: “Ok, capiamo che la newsletter è importante, ma cosa ci scriviamo? E chi la deve scrivere?”.
E allora, prima ancora di approfondire in modo dettagliato cosa fa una newsletter spieghiamo una prima cosa molto importante per un’azienda che in rete, ogni giorno, deve vincere una guerra quotidiana all’ultimo sangue: la guerra per l’attenzione del cliente.
E combatterla, oggi non è affatto facile, è come gridare in uno stadio pieno dove tutti gridano. Chi mai ti ascolterà?
La guerra dell’attenzione
Viviamo immersi in una comunicazione senza tregua. Ogni giorno il nostro cervello è esposto a migliaia di stimoli visivi e sonori: video, annunci, notifiche, post, messaggi, recensioni, campagne pubblicitarie, reel, dirette, podcast.
Nel frattempo le piattaforme social competono a colpi di algoritmo per catturare quei pochi momenti di sguardo disponibili, spingendo i creatori a produrre contenuti sempre più frequenti e più forti emotivamente. Gli influencer non sono più solo testimonial: sono diventati micro-media personali, costantemente in diretta con la loro community.
In questo contesto, la battaglia non è solo per emergere, ma per restare. Per trattenere l’attenzione di qualcuno abbastanza a lungo da fargli capire chi sei, cosa offri e perché dovrebbe fidarsi.
Parlare al proprio pubblico
Invece di sgolarsi nello stadio per farsi sentire, se va bene, ai due che ti stanno a fianco, scegli di selezionare un pubblico di persone interessate a te e ai tuoi prodotti e di parlare solo a loro.
Già questo è un enorme vantaggio. Ancora oggi la newsletter resta l’unico spazio dove puoi davvero farti leggere. È il tuo canale, la tua lista, la tua relazione. Nessun algoritmo può decidere se il tuo messaggio arriverà o no, nessuna piattaforma può chiuderti il profilo o far sparire la tua audience da un giorno all’altro.
Una newsletter aziendale può fare moltissimo, ma solo se sai cosa vuoi ottenere e se hai ben chiaro il perché la fai e gli obiettivi che vuoi ottenere.
La Newsletter è uno degli strumenti più efficaci
Nel 2025 il numero globale di utenti email ha superato i 4,5 miliardi, con previsioni che lo portano a quasi 4,9 miliardi entro il 2027. L’email continua ad essere uno dei canali fondamentali. L’81 % delle aziende B2B usano le newsletter come parte chiave della loro strategia di content marketing. Inoltre, la maggior parte dei marketer afferma che l’email marketing, compresa la newsletter, è tra i mezzi più efficaci per distribuire contenuti e coltivare relazioni con clienti e prospect.
Quindi non è una moda: le newsletter sono strumenti consolidati nel marketing aziendale, usati da molti, considerati efficaci, e apprezzati da chi riceve (a patto che siano ben fatte).
Come scrivere una newsletter aziendale
Prima di scrivere una sola riga, la domanda fondamentale da porsi è:
perché stai mandando questa newsletter?
“Perché tutti lo fanno” non è una risposta utile. Gli obiettivi possono essere diversi, ma devi sceglierne uno per volta.
Scegliere il tipo di newsletter
Non esiste “la newsletter”. Esistono tanti tipi di newsletter, e ognuna serve a uno scopo diverso.
C’è quella che informa, quella che racconta, quella che vende, quella che intrattiene.
Il primo elemento della strategia è capire quale tipologia di newsletter fa maggiormente al caso tuo e poi realizzarla, restando coerente nel tempo.
La newsletter risponde ad un’esigenza aziendale. Se sei un esordiente sul mercato, avrai bisogno di una newsletter che racconti chi sei e quello che fai, ponendo l’accento sul come lo fai. Come ti distingui dagli altri.
Raccontare chi si è
Ad esempio, un e-commerce di prodotti bio, a chilometro zero, o di prodotti locali derivanti da antiche tradizioni, avrà una newsletter nella quale racconta l’idea aziendale di trattare questo tipo particolare di prodotti come contributo dell’azienda al benessere del pianeta e del territorio in cui azienda e clienti vivono e che vogliono conservare intatto.
Ogni impresa è votata a fare profitti, ma non solo: sceglie di fare quello che fa anche per altro. Per una idea di vita, per una passione in un settore, per una nuova concezione di produzione. Ogni imprenditore è altro, oltre la sua azienda. E la sua Newsletter racconta questo altro e questo oltre.

Raccontare le proprie skill, specificità, eccellenze tecniche
Se sei un professionista, un’agenzia, un consulente, uno specialista, il tuo obiettivo è costruire autorevolezza. Quando hai deciso di fare quello che fai, avevi una idea di partenza, quella che ti ha motivato a diventare quello che sei. È questa idea che devi raccontare. Spiegando come fai quello che fai, e come sei motivato a farlo. Scrivi per condividere riflessioni, idee, analisi. Diventa una voce che il lettore si abitua a cercare.
Il momento di vendere
Quale che sia l’attività che fai, il settore in cui operi, arriverà anche il momento di vendere, tramite la Newsletter. E quando arriverà, lo farai senza girarci intorno, e senza farti prendere dalla tentazione di infilare la promozione in ogni invio.
Il lettore ti perdonerà una newsletter “di vendita” se le dieci precedenti gli hanno dato qualcosa di utile. Ma farà l’opposto se si accorge che lo usi solo per spingere link.
Strategia e pianificazione: la parte che pochi fanno (ma che fa la differenza)
Molti iniziano una newsletter con entusiasmo e la abbandonano dopo tre mesi.
Non perché non funzioni, ma perché manca una strategia.
Scrivere una newsletter non significa “mandare un’email quando hai qualcosa da dire”.
Significa avere un piano editoriale, conoscere il tuo pubblico, sapere in anticipo cosa vuoi che succeda quando premi “invia”.
A chi sto scrivendo?
La prima cosa da fare è capire a chi stai parlando.
Non basta dire “ai miei clienti”: dentro quella definizione c’è un mondo.
Chi ha appena scoperto il tuo brand ha bisogno di un tono diverso da chi ti segue da anni. Chi ti compra online reagisce a contenuti diversi da chi compra consulenza o servizi.
E qui entra in gioco la personalizzazione.
Non serve arrivare ai livelli di Netflix, ma segmentare un minimo è vitale. Dividi il pubblico in gruppi logici: nuovi iscritti, clienti attivi, inattivi, e modula i messaggi di conseguenza.
La stessa email mandata a tutti è comoda per te, ma irrilevante per la metà dei destinatari.
La frequenza
La domanda “ogni quanto devo mandare la newsletter?” ha una risposta semplice: spesso quanto basta per restare presenti, ma non così spesso da diventare fastidiosi.
Il consiglio è di iniziare con un ritmo che puoi mantenere senza stress: una volta ogni due settimane, per esempio.
Meglio la costanza che la quantità. La frequenza si costruisce, non si improvvisa.
E per evitare di ritrovarti ogni volta all’ultimo minuto, crea un piccolo calendario editoriale.
Basta una tabella: argomento, obiettivo, pubblico, CTA. Ti aiuterà a visualizzare il filo logico e a non ripeterti.
| Argomento | Obiettivo | Pubblico | CTA |
| L’autunno in dispensa: i prodotti bio di stagione | Promuovere prodotti stagionali e stimolare l’acquisto | Clienti abituali interessati a nuovi prodotti | “Scopri i prodotti di stagione” |
| Come riconoscere un vero prodotto sostenibile | Educare e rafforzare la fiducia nel brand | Lettori attenti all’ambiente ma diffidenti verso il greenwashing | “Leggi la guida completa” |
| La storia di Marta, la nostra produttrice di miele bio | Umanizzare il brand e creare legame emotivo | Clienti affezionati e curiosi della filiera | “Scopri un miele buonissimo” |
| Dietro le quinte delle nostre spedizioni sostenibili | Mostrare trasparenza e impegno ambientale | Clienti sensibili all’impatto ecologico delle spedizioni | “Scopri come spediamo green” |
| Regali consapevoli per un Natale sostenibile | Aumentare le vendite nel periodo festivo | Tutti gli iscritti, anche nuovi | “Scopri le nostre idee regalo” |
| I vantaggi di acquistare locale | Rinforzare il messaggio del km zero | Pubblico urbano sensibile all’origine dei prodotti | “Acquista dal produttore locale” |
Dove trovare i contenuti (e come non restare mai a corto di idee)
La paura più comune è: “ma cosa scrivo ogni settimana?”. Pensa a questo: i contenuti sono ovunque, ma bisogna imparare a riconoscerli.
Ogni conversazione con un cliente, ogni domanda ricorrente, ogni aggiornamento del tuo prodotto può diventare spunto per una newsletter.
Devi allenarti a guardare il tuo lavoro con gli occhi di chi sta fuori.
Quello che a te sembra banale – perché lo fai ogni giorno – per il tuo pubblico può essere interessantissimo.
Se vendi software, racconta perché avete deciso di aggiungere una nuova funzione, o cosa avete imparato dai feedback degli utenti.
Se lavori nel food, spiega come scegli i fornitori, o perché un certo ingrediente fa la differenza.
E se ti occupi di consulenza, condividi un piccolo pezzo del tuo metodo, o un errore comune che hai aiutato un cliente a evitare.
Quando proprio non hai materiale fresco, puoi anche “riciclare” contenuti esistenti: un post del blog, un webinar, una discussione interessante nata su LinkedIn.
L’importante è adattarli al formato email, accorciandoli e rendendoli leggibili in pochi minuti.
La newsletter, più che creare nuovi contenuti, serve a metterli in circolo.
Il momento di scrivere (bene)
Una volta che hai deciso cosa dire, arriva la parte più delicata: scrivere. E qui il consiglio è semplice: scrivi come se stessi parlando.
Ricorda che lo scopo della newsletter è creare una relazione, tra te e chi ti legge.
In molti casi funziona dare del tu al lettore. Non dargli dei voi, come se stessi parlando a un pubblico vasto. Rivolgiti direttamente alla persona singola che sta leggendo.
Lo stile di scrittura
Evita i giri di parole e le introduzioni da manuale tipo “Gentile cliente, le scriviamo per informarla che…”.
L’attacco è diretto. “Abbiamo scoperto un modo per semplificare la tua prossima campagna” suona già più umano.
Frasi brevi, paragrafi corti, verbo attivo. E ricordati che le persone leggono da schermi piccoli: rendi il testo arioso, leggibile, con pause naturali. Spezza in paragrafi. Metti neretti e corsivi dove servono, ma senza esagerare. Solo dove servono davvero.
Sii riconoscibile. Sii te stesso, ma nella versione che il tuo lettore vuole ascoltare.
Infine, non dimenticare la call to action.
Ogni email deve avere una direzione: cosa vuoi che faccia chi la riceve? Clicchi un link? Risponda? Scarichi qualcosa? Se non lo sai tu, non lo saprà neanche lui.
Lunga o corta?
C’è chi giura che le newsletter devono essere brevi come un tweet, e chi sostiene che più sono lunghe, meglio è. La verità, come sempre, sta nel mezzo. E nel contesto.
Se il tuo pubblico ti legge per imparare qualcosa, puoi permetterti testi più lunghi, purché siano interessanti dall’inizio alla fine.
Se invece parli a persone di fretta, che aprono l’email dal telefono tra un treno e l’altro, taglia senza pietà.
Non conta quante parole scrivi, conta quante vengono lette.
Un buon criterio è pensare all’attenzione del lettore come a una candela: si accende facilmente, ma si consuma in fretta.
Tutto quello che metti deve alimentare la fiamma, non soffocarla.
Fai qualche esperimento: prova una versione corta e una più lunga, e guarda i dati. A volte basta spostare una frase, o tagliare un paragrafo superfluo, per vedere i click salire del 20%.
Come scrivere una newsletter aziendale – Parte prima, in conclusione
Qui abbiamo visto il perché, gli obiettivi, la strategia, i contenuti e la scrittura.
Nella seconda parte entreremo nel cuore operativo: design, immagini, deliverability, automazioni, AI e buone pratiche di invio.
Ci leggiamo la prossima settimana.














