Cosa dicono le 30 “brutali” previsioni di Hubspot sull’intelligenza artificiale
Gli Agenti AI te li troverai in ufficio come vicino di scrivania. Le aziende acquisteranno in blocco i lead da appositi “fornitori”e il lavoro interno che diventa servizio (“Work as a Service”). E se siamo degli esperti di marketing potrebbe capitarci di andare a fare rapporto al manager, che però non è umano, ma un manager AI.
Non sono allucinazioni, ma previsioni formulate non da qualche intelligenza artificiale, ma da esperti di AI e leader di importanti aziende tecnologiche che Hubspot, il gigante dell’email marketing, ha riunito in un forum i cui risultati sono stati pubblicati nel rapporto: “30+ brutali e oneste previsioni sull’AI” con lo scopo di capire dove sta andando la rivoluzione AI. Lo abbiamo letto e qui sintetizziamo le previsioni maggiormente impattanti in arrivo.

Dove sta andando la Rivoluzione AI: le 30 “brutali” previsioni di Hubspot
Anzitutto gli esperti citati da questo rapporto: si va da Yamini Rangan, CEO di HubSpot, a Matt Bell, Head of Product Research di Anthropic; da David Shim, CEO di Read AI, a Shaunak Godbole, Field CTO di Fireworks AI; da Randy DeFauw, Sr. Principal Solutions Architect di Amazon Web Services e molti altri.
Tutti questi leader nel loro campo sono stati riuniti da Hubspot per l’HubSpot for Startups AI Summit e i loro interventi inseriti in questo rapporto.
Le previsioni contenute nel rapporto
L’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale (IA) è destinata a produrre impatti profondi e trasformativi, andando ben oltre l’adozione di nuovi strumenti, finendo per ridefinire radicalmente il modo in cui il lavoro viene svolto e gestito.
Sono impatti che si manifestano già e che sempre più compariranno a vari livelli, dall’economia globale alla riorganizzazione aziendale, fino alle dinamiche del lavoro quotidiano. I maggiori cambiamenti che ci aspettano e gli impatti attesi? I seguenti.
1. Impatto economico e sulla produttività
L’AI è proiettata a creare un impatto sul PIL di 5 mila miliardi di dollari solo negli Stati Uniti, soprattutto derivante da guadagni di produttività. L’obiettivo è rendere ogni “lavoratore istruito” (“knowledge worker”) due volte più produttivo.
Entro 2-5 anni, i collaboratori virtuali costituiranno una frazione significativa del PIL mondiale. Si prevede che già i collaboratori AI di prima generazione possano già produrre da uno a cento dollari di valore per ogni attività completata.
Cosa si intende per collaboratore virtuale? Entità di intelligenza artificiale che stanno rapidamente evolvendo da semplici strumenti a veri e propri membri del team aziendale, con responsabilità e gestione dirette. Entità che producono valore economico misurabile per ogni attività completata.
Nicholas Holland, Head of AI, HubSpot:
“Abbiamo clienti che vogliono vedere l’agente AI del nel menu a tendina con tutti gli altri rappresentanti. Per vedere come stanno performando tutti i miei rappresentanti, quindi vedo umano, umano, umano, agente AI del cliente, e sono in grado di andare a vedere come stanno andando in termini di risoluzione, tempo di risoluzione… chi ha generato il maggior numero di lead. E penso che portare questi elementi in quelle interfacce dove un manager o un leader può vedere tutto ciò sarà una parte importante del futuro”.
Impatto sulla forza lavoro e trasformazione organizzativa
Gli Agenti AI saranno considerati “colleghi” e non solo strumenti. Veri e propri membri del team, con monitoraggio delle prestazioni, definizione degli obiettivi e supervisione manageriale, proprio come i dipendenti umani.
A questo scopo emergeranno nuovi ruoli professionali come la figura dell’addestratore di agenti (agent trainer), dedicata all’ottimizzazione delle prestazioni degli agenti AI in termini di ragionamento, memoria e competenze.
Holland ha anche fornito esempi concreti dell’impatto aziendale degli agenti, affermando che alcuni clienti di HubSpot stanno creando l’80% dei loro contenuti tramite agenti, e un agente di prospecting interno a HubSpot ha già fissato 11 mila meeting nel primo trimestre, generando milioni di dollari di potenziale pipeline.
“Questo non è solo aiuto, ma lavoro concreto con risultati diretti sul fatturato”, dice Holland.
Man mano che l’IA gestisce i compiti più ripetitivi, la natura fondamentale del lavoro si sposta. Tutti diventeranno più “imprenditori” e “generatori di idee”, concentrati sulla massimizzazione dell’impatto.
Una delle previsioni più estreme è quella che vede la nascita di un mondo in cui gli esseri umani riportano a manager AI, che possono fornire coaching 24/7, stabilire obiettivi imparziali ed essere “infinitamente pazienti”.

3. Impatto tecnologico e strategie operative sui dati
I dati aziendali sono destinati a diventare il “Vero vantaggio competitivo” per le aziende che sapranno affidarli all’AI. Oltre il 99% dei dati mondiali si trovi sui server aziendali, e sbloccare questi dati privati sarà la vera rivoluzione dell’intelligenza artificiale in direzione della qualità e unicità dei dati aziendali che diventeranno il principale fattore di differenziazione.
Si tratta di enormi quantità di dati, precedentemente inutilizzabili come email, registrazioni di chiamate e documenti, che potranno essere catalogati, analizzati, confrontati e posti a fondamento di decisioni operative e strategiche.
Il work-as-a-service
Dal business che cambia al lavoro che cambia. Nel rapporto gli esperti prevedono che il lavoro diventi una sorta di “servizio a chiamata” che fornisce non lavoro ma un prodotto completo allo stesso modo del settore Saas, “Software-as-a-Service”.
Avremo quindi un “Work-as-a-Service”, ovvero la “vendita del lavoro completato”.
“Nel Software as a Service tradizionale le aziende forniscono strumenti e tecnologie per supportare le persone nello svolgimento del loro lavoro. Ad esempio, si fornisce una tecnologia per aiutare le persone a risolvere i ticket di supporto. Con il nuovo modello, l’attenzione si sposta sulla consegna diretta del lavoro finito. Invece di costruire tecnologia per aiutare gli agenti di supporto, ora si fornisce tecnologia che “fa effettivamente il lavoro di un agente di supporto”. (Yamini Rangan, CEO di HubSpot).

Questo richiede un ripensamento completo di come si costruisce e si attribuisce un costo al valore del lavoro. Non si tratta più solo di fornire un software, ma di offrire un risultato finale o un compito completato direttamente dall’AI o da una combinazione di AI e risorse umane.
In sostanza “Work as a Service” rappresenta il culmine dell’evoluzione dell’AI: da semplice strumento di supporto a collaboratore autonomo che esegue e consegna direttamente il lavoro, spingendo le aziende a ripensare la loro intera strategia di valore e organizzazione.
Il Work-as-a-service nel marketing online
Il nuovo paradigma del “lavoro come servizio” avrà ovviamente delle conseguenze anche nel settore del marketing online.
Già oggi l’Agente di prospecting per la lead generation di Hubspot prenota ben 11.000 call di lead acquisiti in un trimestre. Questo dimostra come gli agenti IA possano “fornire risultati aziendali concreti che influiscono direttamente sulle entrate”.
Di conseguenza, le aziende potrebbero trovare conveniente comprare pacchetti di lead qualificati, contenuti già ottimizzati o campagne gestite, tramite Agenti AI garantiti per la produzione di questo compito. tutti pronti per convertire, trasformando il modo in cui i servizi di marketing vengono creati, prezzati e consegnati.
Altre trasformazioni si vedono all’orizzonte, come gli agenti AI che non sono più solo strumenti, ma veri e propri “co-worker”. HubSpot sta già inserendo gli agenti virtuali nelle dashboard di vendita e supporto accanto agli agenti umani, tracciandone le performance come il tasso di risoluzione o i lead generati.
Ciò implica che gli specialisti di marketing dovranno imparare a “gestire” e “formare” questi agenti IA per ottimizzare i loro output e la loro efficienza, portando alla nascita di nuovi ruoli come il “formatore di agenti”.
Utilizzo di tutti i dati disponibili
Inoltre,:l’AI sblocca il valore di dati che prima erano considerati “inutilizzabili”, come email, registrazioni di chiamate e note di riunioni. Questi dati non strutturati sono una miniera d’oro per il marketing online, permettendo di ottenere insight più profondi sui clienti, personalizzare le comunicazioni e migliorare la strategia complessiva. La qualità dei dati, non la quantità, è il vero vantaggio competitivo.
E se i costi aziendali prima erano basati sul lavoro umano, oggi le aziende possono prevedere i costi basati direttamente sul risultato (Outcome-Based Pricing). Le aziende pagheranno per avere un certo numero di lead riducendo il rischio finanziario e allineando il costo del servizio direttamente al valore generato.
La rivoluzione che nessuno sta preparando
Tra tutte le previsioni contenute nel rapporto, particolare attenzione va riservata alle trasformazioni organizzative aziendali e alcune riguardanti la natura stessa di prodotti e servizi come finora li abbiamo concepiti.
Evoluzione dei ruoli di leadership
I futuri leader aziendali (come CRO o CPO) dovranno eccellere in “processo, tecnologia e snellimento” (competenze operative) piuttosto che nella sola gestione delle persone. Questo perché gli agenti AI richiedono una gestione diversa rispetto agli esseri umani.
Abolizione delle barriere di settore
Le tradizionali barriere dipartimentali (es. finanza, vendite, marketing) scompariranno poiché gli agenti AI possono operare simultaneamente su più funzioni. L’IA permette di sfruttare opportunità inter-funzionali che prima erano limitate dalle competenze umane specializzate.
La “Grande Rivoluzione dei prezzi”
Crollo del prezzo inteso come costo della singola unità lavorativa. In un mondo in cui gli Agenti AI svolgono il lavoro effettivo, i modelli di prezzo tradizionali per “posto di lavoro” diventano illogici. Le aziende ridimensioneranno i team umani mentre aumentano l’uso di agenti AI, rendendo “il prezzo per posto di lavoro” controproducente. Questo porta al punto successivo.
Emersione del “prezzo basato sul risultato”
La vera svolta nel prezzo dell’IA sarà il modello basato sul risultato, dove i clienti pagano solo quando ottengono risultati aziendali misurabili, come ad esempio la quantità di lead direttamente acquistati. Questo elimina il rischio per il cliente e si allinea direttamente alla creazione di valore.
Da quale parte si va per la rivoluzione?
Ultimo capitolo del rapporto è dedicato alla mappa su come procedere verso una corretta e graduale ma efficace, implementazione dell’AI in azienda.
Cominciare dal “lavoro ripetitivo
L’ingresso dell’AI in azienda può avvenire da una porta molto comoda e redditizia: il lavoro ripetitivo e di routine: le implementazioni AI di maggior successo cominciano dall’applicarle a compiti noiosi, ripetitivi e ad alto volume, dove il successo è facile da misurare e il rischio di fallimento è basso. Lo consigliavamo anche noi nel precedente articolo dedicato agli agenti AI.
Questo libera gli esseri umani per lavori di valore superiore e costruisce fiducia nell’organizzazione prima di affrontare casi d’uso più complessi.
I dati come vantaggio competitivo reale
I dati aziendali privati sono la vera miniera d’oro. Oltre il 99% dei dati mondiali risiede sui server aziendali, rendendo lo sblocco e l’utilizzo di questi dati privati e unici la vera rivoluzione dell’IA. Le aziende con un contesto di dati migliore otterranno risultati notevolmente superiori dagli stessi modelli AI.
La velocità come “Strategia di sopravvivenza definitiva”
I vantaggi competitivi tradizionali (marchi, brevetti, effetti di rete) stanno diventando irrilevanti nell’era dell’IA. L’unica difesa sostenibile è la capacità di imparare, iterare e distribuire più velocemente di tutti gli altri.
Le aziende che tratteranno l’IA solo come un altro strumento saranno superate da quelle che la considereranno una trasformazione fondamentale del modo di lavorare e della struttura organizzativa. Questa mentalità di ricostruzione dell’intera organizzazione attorno a principi AI-first è cruciale per la sopravvivenza e il successo nel prossimo decennio.
Dove sta andando la Rivoluzione AI: le 30 “brutali” previsioni di Hubspot in conclusione
La conclusione di questo rapporto sull’Intelligenza Artificiale nel mondo aziendale è chiara e inequivocabile: l’AI non è semplicemente una nuova tecnologia da adottare, ma una forza trasformativa che sta ridefinendo il modo stesso in cui il lavoro viene concepito, organizzato e valorizzato.
La finestra per ottenere un vantaggio competitivo attraverso l’AI si sta però chiudendo rapidamente. Le aziende che tratteranno l’AI come un mero strumento aggiuntivo rischiano di essere surclassate da quelle che la considerano una trasformazione fondamentale del modo di lavorare.
Il futuro appartiene a chi agisce tempestivamente su queste intuizioni, iniziando con il lavoro ripetitivo, costruendo il proprio vantaggio sui dati e accelerando l’innovazione.




























